Aramas

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Ciao Aramas. Presentati a chi ancora non ti conosce
 

Un saluto a tutti coloro che vorranno seguirmi, sperando di poter
condividere quella che è la mia proposta o meglio la mia visione
personale della musica. Io sono Aramas, pseudonimo di Aragona
Massimiliano, un progetto One Man Band per così dire, operativo dal 2017 da Ostia Lido, Roma.

La tua musica verso che tipi di fan è rivolta?
 


Emergendo da sonorità estreme mi rivolgo senz'altro al pubblico Metal, ma date le molteplici contaminazioni esterne a quel mondo, mi piacerebbe coinvolgere chiunque sia in grado di apprezzare un progetto più singolare che di genere, insomma una visione ampia della musica.

Quali sono le band a cui più ti ispiri in fase compositiva?
 


Per quanto le caratteristiche del metal estremo sembrano farla da
padrone, le idee hanno un retaggio più vicino allo stile cantautorale o allo spirito progressive di inizio 70'. Ma in verità c'è veramente poco di musicale nelle mie ispirazioni, men che meno di metal. Spesso l'input nasce dalla visione di qualcosa che mi ha colpito, un odore che mi ha riportato ricordi più o meno belli ma comunque importanti, oppure un suono che mi ha incuriosito o catturato la mia attenzione.
Parliamo quindi di sensazioni, sentori, che hanno lasciato un segno o un emozione che una volta ottenuta tentò di concretizzare, di
trasformare in musica. Con queste premesse viene abbastanza spontaneo poi creare qualcosa. Sicuramente l'avere un quadro musicale molto ampio contribuisce al non fossilizzarsi su un unico genere. Del resto anche i miei ascolti variano parecchio in base al periodo o a come mi gira.

Parlaci dei tuoi album.
Come li descriveresti a chi non ha ancora ascoltato la tua musica?
 


Or dunque, ci tengo a precisare che il mio primo album è " I Fasti
Del Passato " del 2018. Parliamo quindi del mio
secondo lavoro, intitolato " Barlume Nel Buio " e in realtà
concepito nell'autunno dello stesso anno. In verità non ho mai
trovato la giusta definizione a ciò che faccio. Potrei si definirlo
un Metal pluri contaminato, una sorta di Crossover, o Alternative, ma
sono termini che mi son sempre stati stretti, tant'è che ho sempre
preferito definirmi come un Cantautore Estremo piuttosto che un
progetto One Man Band Metal.

Chi si occupa della scrittura dei testi e da chi prendono ispirazione?
 


Come per la musica, mi occupo io dei testi delle canzoni. Esse sono il frutto del mio vissuto, di vicende più o meno normali, concrete e
materiali, astratte e sentimentali, pensieri ed opinioni. I motivi
per cui scrivo in italiano sono prima di tutto perché ritengo che
nessun altra lingua possa descriverti in maniere del tutto spontanea
e naturale quanto la propria. Ma oltre al discorso espressivo e
comunicativo, il motivo è anche di questione identitaria. Da sempre
il fattore esterofilo ha accompagnato la musica nella sua espansione
globale, il che è un bene, perché ciò ha permesso a chiunque, che
sia in Italia, in Giappone, in Australia, di poter attingere al grande calderone musicale mondiale, con internet più che mai. Il rovescio della medaglia secondo me, è che ciò abbia compromesso in
buona parte l'aspetto etnico e tradizionale di ogni singolo paese,
dunque un appiattimento culturale e creativo. Vedo nell'utilizzo
della propria madrelingua, un modo per uscire dal coro, non tanto nel discorso generale, perché non è certo una novità esprimersi in
Italiano, ma abbastanza in questo preciso ambito.

Qual è l’argomento principale trattato nel tuo ultimo album?
 


Le tematiche in " Barlume Nel Buio " che si ricollegano
un po' per tutto l'album, pur non essendo stato concepito come
concept album, sono il resoconto di ciò che sentivo e pensavo, alla fine del 2018. Quell'umido autunno che mi ispirò in maniera così decisa quanto spontanea, con i suoi alti e bassi, nel bene e nel male. Trattano di sentimento e introspezione, ma come suggerisce il nome, un barlume di passione ed ottimismo in un abisso di freddo ma lucido e disilluso pessimismo.

Le grafiche dell’album sono affidate ad un artista in particolare? A cosa ti sei ispirato per realizzarle?
 

Mi è sempre piaciuto affidarmi alla potenza visiva di vecchi quadri. In questo caso è toccato ad un opera di George Roux, Spirit (1885)
risultata idonea alla mia malinconica quanto decadente prospettiva di vedere le cose. Quanto alla grafica, solitamente me ne sono sempre occupato io, ma per questa volta mi son limitato alla parte creativa.
La parte grafica l'ho affidata al mio amico Flavio Fagotti.

Che progetti hai per il 2021?
 


Ho in cantiere quello che sarà il terzo album di Aramas, ed intendo
finirlo senza troppa fretta, poi si vedrà. D'altronde considerando
anche il periodo storico, non azzardo previsioni.

Due righe per i saluti finali.
 

Ringrazio Dario e la Nova Era per l'opportunità e a chi mi ha dedicato il suo tempo. Un saluto.